| Il vento caldo, che porta con sè l'anticipo dell'estate, smette di spirare, privando l'aria del sollievo della brezza. L'umidità del luoco sembra diventare insopportabile, rendendo alle razze viventi fastidioso persino respirare. |
| Nell'immobilità dell'aria, le voci dei presenti si vanno a sommare al fastidioso ronzare di insetti d'acquitrino, che si fanno improvvisamente più temerari avvicinandosi a nugoli al varco, infastidendo i presenti. |
| sud del varco, una sagoma più scura prende forma, scaturendo lentamente dalla foschia con movimenti sinuosi. Elegantemente s'avvicina rendendosi poco a poco distinguibile allo sguardo di chi sia volto a guardare in quella direzione. |
| La vecchia torre, a sud est è quasi invisibile, ora, cancellata dalla foschia che pare infittirsi sempre più, al calare del vento. Da est, dalle tende dell'accampamento, provengono distati i suoni della vita quotidiana, il metallico suono di qualcuno sta affilando un'arma, quello dei cuochi che stanno finendo di riporre, le marmitte utilizzate per preparare il rancio. |
| La figura scaturita dalla foschia, a sud, si avvicina, ed ora è ben visibile una pantera nera, un esemplare maschio, di grandi dimensioni. Avanza posando senza rumore le possenti zampe al suolo, avvicinandosi sempre più al varco, forse richiamata dalle voci. Quando sente il rumore dei cavalli al galoppo snuda le zanne, e volge a guardarli, con un basso brontolio. |
| La pantera si trova ormai a circa dieci metri dal varco, ben visibile nella piana antistante. Si ferma e annusa l'aria percependo l'odore dei cavalli e dei mortali presenti. Nervosa mantiene aperte le fauci, mostrando le zanne, mentre il brontolio prosegue, ora ben udibile. |
| Si volta verso Aishaa, quando il suo cavallo scarta bruscamente, attratta dal rumore. Il brontolio si trasforma in un ruggito, e la zampa destra dell'animale si alza compiendo il gesto di artigliare l'aria, ricadendo poi pesantemente al suolo, come l'animale fosse privo di forze. |
| Riprende il moto, diretta al varco. Gli occhi colore dello smeraldo si puntano a fissare Darkraver, e l'animale pare volersi avvicinare al vampiro. E' evidente che la pantera è debole, e ogni passo è più faticoso. L'andatura non è più elegante, il grosso felino si trascina verso le voci che l'hanno attratta, seppure ancora mostri atteggiamento aggressivo, le zanne ancora snudate. Il ruggito si smorza, trasformandosi in un ringhio di sofferenza. |
| Sul sentiero che aggira l'accampamento della Vecchia Torre una figura ingobbita cammina in direzione del varco sud. Il passo del vecchio è lento, e pare quasi trascinarsi, più che camminare, e sbandando di tanto in tanto dalla traiettoria tenuta. |
| La pantera mantiene ancora le fauci spalancate, le zanne in vista. La bocca dell'animale è colma di schiuma. La presenza di tutti quei bipedi la innervosiscono ed eccitano al contempo. Nuovamente annusa, spostando lo sguardo sui presenti, e fissandosi poi su Lulaby, quando questa prende il volo avvicinandosi. Un nuovo ruggito flebile, di avvertimento, mentre arretra faticosamente di qualche passo per poi accasciarsi al suolo. |
| La figura ingobbita, che sembrerebbe quella di un uomo in età avanzata, si scosta dal sentiero, portandosi verso sud ovest, dove regna la nebbia. Al suo collo porta un sacchetto, forse contenente qualcosa di grande peso, perchè ora sembra diventare ancora più gobbo, mentre continua a camminare. |
| La pantera emette un altro ruggito alzando il capo a fissare Lulaby, forse una richiesta d'aiuto. Il verso dell'animale è raggelante e si spande per il campo, amplificato dall'immobilità dell'aria. Com'è iniziato il suono cessa, e la pantera abbandona il capo al suolo, esalando l'ultimo fiato. |
| La sagoma ingobbita avanza ancora verso il varco sud, sempre tenendosi fuori dal sentiero, appena percepibile alla vista. Stringe con entrambe le mani la sacca che porta legata al collo, nel momento in cui la pantera muore. Un bagliore sembra provenire dall'oggetto che porta al collo, visibile nonostante la pelle della sacca che lo custodisce. |
| L'umano si ferma a circa venti metri dal Varco Sud. Per qualche istante lo sguardo febbricitante del vecchio incrocia quello di Elanor, e il volto nordico mostra i tratti stanchi, provati forse da una qualche malattia che lo debilita. Tiene salda la presa sulla sacca che reca al collo, da cui ora non si sprigiona più nessuna luce. |
| Alla domanda di Itasil l'umano risponde, con voce bassa ma a lei ben udibile, data la sua razza: "Il mio nome è Larcan". Un'espressione curiosa che sembra un misto fra dispiacere e ironia appare sul suo volto, quando la figura ingobbita inizia a retrocedere, diretto a ovest, dove la nebbia è più fitta, a cercarne il riparo. |
| Larcan osserva Elanor, tenendo le mani strette alla sacca che reca al collo. Il cavallo di questa, avvicinandosi al vecchio mostra fastidio ed inizia a scalpitare per poi impennarsi con un violento nitrito. Lercan osserva la scena con lo sguardo febbricitante, mentre continua ad accarezzare l'oggetto celato dalla sacca di cuoio. |
| Man mano che Itasil e Elanor si avvicinano a Larcan potrebbero avvertire un senso di oppressione, come se un qualche potere soprannaturale circondasse la figura. Il cavallo di Elanor probabilmente percepisce un qualche nefasto potere che circonda il vecchio. |
| Larcan continua ad indietreggiare però non distoglie mai lo sguardo da Itasil e Elanor. "Cosa volete da un vecchio?" domanda ad Itasil, senza mostrare l'intento di fermarsi, mentre il potere che sprigiona dalla sua figura sembra aumentare di intensità, probabilmente confondendo i presenti e gettando su loro un senso di spossatezza. |
| Larcan guarda con raccapriccio Itasil, notandone la spossatezza, indi riporta lo sguardo su Elanor: "Non interessatevi alla mia sacca, un tesoro in mani sbagliate conduce morte." E a queste parole il potere emanato dalla figura del vecchio sembra ancora crescere, spandendo il disagio e la spossatezza tutt'attorno. Come impaurito per l'attenzione sollevata dalla sacca che porta si volge di scatto, iniziando ad allontanarsi rapidamente, verso nord ovest. |
| Larcan non presta ascolto alle parole pronunciate da Madet, mentre sempre più si allontana, lasciando alle proprie spalle quell'opprimente sensazione, che potrebbe colpire tutti i presenti, rendendoli deboli e stanchi. |
| Larcan da ora le spalle a Itasil e a Elanor, ed ingobbito cammina rapidamente verso nord ovest. "Non pregate me, ma i Vostri Dei." Nel silenzio che era calato la voce suona come un macrabo avvertimento. Incurante delle suppliche dei presenti, il vecchio continua ad allontanarsi, sempre verso nord ovest, dove la nebbia è più fitta, scomparendo infine alla vista. |
| Come Larcan scompare nella nebbia, il silenzio innaturale viene spezzato da cinguettare di uccelli, mentre una leggera brezza riprende a spirare, portando sollievo dall'umidità e disperdendo i nugoli di insetti che si erano formati nei pressi del varco. |